Monitoraggio daino (Dama dama Linnaeus, 1758)

Conservazione, gestione e tecniche di monitoraggio

Per affrontare in modo corretto le problematiche relative alla gestione della fauna, occorre chiarire il significato di alcuni termini inerenti la gestione in senso lato, iniziando con l’esaminare le differenze fra conservazione e gestione: La conservazione è rappresentata dalla protezione (attiva e passiva) e persegue il mantenimento nel tempo delle risorse faunistiche e dei meccanismi evolutivi che le condizionano. La gestione può avere anch’essa finalità di protezione, alle quali si può però affiancare l’utilizzo della risorsa mediante strumenti applicativi che consentano di perseguire contemporaneamente le finalità di conservazione. La gestione rappresenta quindi la parte attiva della conservazione. Conservare può quindi corrispondere anche all’assoluta assenza di ogni intervento umano, mentre gestire implica la necessità ed il tentativo di intervenire attivamente sulla risorsa. La gestione faunistica, spesso impropriamente confusa con quella venatoria, si propone di programmare e attuare linee di intervento, a carico della specie interessata (o delle specie interessate), volte a massimizzare i possibili vantaggi da essa derivabili ed a stabilizzarli nel tempo. Alla base di questo tipo di gestione è generalmente posta una visione globale dell’ambiente, nel quale la fauna viene considerata una componente strutturale e funzionale dell’ecosistema, alla cui conservazione sono indirizzate tutte le decisioni progettuali. La gestione faunistica è quindi quella generalmente applicabile alle aree quali Parchi Nazionali, Riserve Demaniali, ecc.) dove, stando alle normative vigenti, non è prevista l’attività venatoria. I fini gestionali di tali “aree protette” dovrebbero portare, oltre che al mantenimento o alla ricostruzione delle zoocenosi anche alla valorizzazione dell’uso indiretto (come il turismo naturalistico) delle popolazioni animali presenti.

Alla base delle conoscenze biologiche ed ecologiche di una popolazione, e come presupposto fondamentale per la gestione, è necessario assumere informazioni circa la distribuzione, la consistenza e la struttura di una determinata specie nell’area di riferimento.

Nel caso degli ungulati selvatici, la distribuzione di una specie (il cosiddetto areale) può essere definita anche semplicemente attraverso l’occasionale osservazione diretta di individui o mediante il rilevamento dei segni di presenza caratteristici di ciascuna specie (per esempio: fatte, impronte, fregoni, grufolate, bramiti, scortecciamenti, ecc.).

Per la valutazione della consistenza e struttura delle popolazioni (o di altri parametri utili alla gestione) occorre effettuare censimenti più mirati e specifici. La scelta della tecnica più opportuna per il monitoraggio delle popolazioni di ungulati selvatici deve essere effettuata prendendo in considerazione diversi fattori: specie da censire, morfologia e caratteristiche ambientali del territorio di riferimento, disponibilità di personale esperto per la realizzazione del censimento ecc., deve inoltre tenere conto delle finalità applicative (utilizzo dei dati raccolti).

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